C’è un tipo di fastidio che quasi tutti, prima o poi, liquidiamo con un “sarà influenza”: la gola che brucia, la voce che cambia, quel nodo che non passa. Il punto è che, quando questi segnali restano lì settimane dopo settimane, smettono di essere “banali” e meritano attenzione, perché possono essere campanelli d’allarme di un tumore della gola (laringe, faringe e aree vicine).
Perché riconoscerlo presto cambia tutto
La diagnosi precoce non è uno slogan, è una differenza concreta nelle possibilità di cura. Il cancro della gola, quando individuato nelle fasi iniziali, spesso si affronta con trattamenti più mirati e con maggiori probabilità di preservare funzioni importanti come voce, deglutizione e respirazione.
La regola pratica, semplice ma potentissima, è questa: se un sintomo “da raffreddore” dura più di 2 o 3 settimane, o non risponde ai trattamenti usuali, va controllato.
I sintomi principali da non ignorare
Questi sono i segnali più frequenti e utili per riconoscere tempestivamente un problema potenzialmente serio. Non significano automaticamente tumore, ma se persistono richiedono una valutazione medica.
- Raucedine persistente o cambiamenti della voce (roca, più bassa, spezzata) oltre 2 o 3 settimane. È uno dei segnali più tipici quando sono coinvolte le corde vocali.
- Mal di gola cronico o bruciore che non migliora con terapie comuni (per esempio antibiotici quando indicati).
- Difficoltà a deglutire (disfagia), sensazione che il cibo “si fermi”, oppure percezione di corpo estraneo in gola.
- Dolore all’orecchio senza cause evidenti (nessuna otite, nessun tappo), a volte come dolore “riflesso” che parte dalla gola.
- Tosse cronica, insistente, talvolta con tracce di sangue nell’espettorato.
- Nodulo o gonfiore al collo (linfonodi ingrossati), che può essere indolore e proprio per questo sottovalutato.
Sintomi aggiuntivi che completano il quadro
A volte non c’è un singolo segnale eclatante, ma un insieme di “piccole cose” che, messe insieme, fanno alzare l’antenna:
- Perdita di peso inspiegabile e stanchezza non proporzionata.
- Fiato corto, difficoltà respiratorie o rumori insoliti durante il respiro.
- Macchie bianche o rosse in bocca o in gola, ulcere che non guariscono, sanguinamento.
- Bisogno continuo di schiarirsi la gola, sensazione di muco fisso, alitosi persistente.
Un indizio utile: dove “parla” il sintomo
Senza fare autodiagnosi, può aiutare capire perché certi segnali sono così importanti.
| Segnale che persiste | Cosa può suggerire (in modo orientativo) |
|---|---|
| Raucedine | Possibile coinvolgimento della laringe e delle corde vocali |
| Disfagia e corpo estraneo | Più frequente quando sono coinvolte aree della faringe |
| Otalgia senza otite | Dolore “irradiato” da strutture della gola |
| Nodulo al collo | Possibile interessamento dei linfonodi |
Quando è il momento di prenotare una visita
Io mi darei questa soglia mentale: tre settimane. Se raucedine, mal di gola o difficoltà a deglutire non migliorano entro 2 o 3 settimane, o se compare un nodulo al collo, è sensato fissare un controllo con il medico di base o direttamente con un otorinolaringoiatra.
Da lì, gli esami sono spesso rapidi e mirati: visita, valutazione del collo, e in molti casi una laringoscopia per guardare bene le strutture interne. Se qualcosa non convince, si può arrivare a biopsia o esami di imaging, ma sempre con un percorso guidato.
Fattori di rischio: sapere per prevenire
I sintomi possono comparire anche senza fattori evidenti, però alcune condizioni aumentano il rischio e rendono ancora più importante non rimandare:
- Fumo
- Alcol
- Infezione da HPV (in alcune sedi del distretto testa collo)
- Esposizioni professionali a irritanti, in certi contesti
La cosa più utile, alla fine, è non aspettare che passi “da solo” quando non sta passando. In gola, la persistenza è un messaggio: ascoltarlo in tempo è già un primo passo di cura.




