Cos’è la fibromialgia: cause e sintomi

C’è un tipo di dolore che non “fa scena”: non lascia lividi, non si vede nelle radiografie, eppure ti accompagna ovunque. A volte sembra un’influenza che non passa mai, altre volte una stanchezza che non si spiega. È proprio qui che molte persone iniziano a sospettare di trovarsi davanti alla sindrome fibromialgica.

Che cos’è, in parole semplici

La fibromialgia è una condizione cronica caratterizzata soprattutto da dolore muscolo-scheletrico diffuso, spesso insieme a rigidità, affaticamento e una serie di disturbi “satelliti” (sonno, intestino, concentrazione). Non è una malattia che “colpisce un solo punto”: assomiglia di più a un amplificatore del dolore e dello stress fisico.

Molte persone raccontano la stessa sensazione: “Mi fa male tutto, ma in modo diverso ogni giorno”. Ed è un dettaglio importante, perché la variabilità è parte del quadro.

I sintomi che più spesso accendono il campanello

I sintomi possono cambiare molto da persona a persona, però ci sono alcuni segnali ricorrenti. I più tipici sono:

  • Dolore cronico e diffuso: può essere sordo, profondo, persistente o “migrante”, presente in più aree del corpo e spesso su entrambi i lati.
  • Rigidità muscolo-articolare: soprattutto al risveglio o dopo essere rimasti fermi a lungo, come se il corpo fosse “arrugginito”.
  • Stanchezza cronica: non è semplice sonnolenza, è quella sensazione di batteria scarica anche dopo aver dormito.
  • Sonno non ristoratore: ci si sveglia già affaticati, con insonnia, risvegli frequenti o sonno leggero.
  • Nebbia cognitiva: difficoltà di attenzione, memoria a breve termine, parole che non arrivano subito, come se la mente fosse in ritardo di qualche secondo.

Poi ci sono disturbi associati che spesso compaiono a grappolo:

  • intestino irritabile, gonfiore e fastidi gastrointestinali
  • cefalea o mal di testa ricorrenti
  • formicolii (parestesie) e sensazioni strane nella pelle
  • urgenza urinaria o irritazioni intime
  • sindrome delle gambe senza riposo

Un concetto chiave, spesso riferito da chi ne soffre, è l’allodinia, quando uno stimolo normalmente innocuo (un elastico, una carezza, il tessuto dei vestiti) viene percepito come doloroso.

Perché succede: le cause più credibili oggi

La domanda “qual è la causa?” è quella che tutti vorrebbero chiudere in una frase. La realtà è che la fibromialgia è considerata multifattoriale: non c’è un unico interruttore, ma più meccanismi che si sommano.

Sensibilizzazione centrale, l’idea che spiega molte cose

L’ipotesi più accreditata ruota attorno a un’alterazione del sistema nervoso centrale: la cosiddetta sensibilizzazione centrale. In pratica, la soglia del dolore si abbassa e il cervello, insieme ai circuiti nervosi, interpreta e amplifica i segnali come se fossero più intensi o più pericolosi di quanto siano.

È un po’ come avere un antifurto troppo sensibile: scatta anche quando passa un gatto.

Neurochimica, stress e vulnerabilità individuale

Altri pezzi del puzzle includono:

  1. Squilibri neurochimici, con possibili variazioni nei sistemi di serotonina, dopamina e noradrenalina (tutti coinvolti in dolore, umore, sonno).
  2. Fattori genetici e predisposizione familiare, che possono rendere alcuni più vulnerabili.
  3. Stress prolungato, traumi fisici o emotivi, e periodi di forte carico psicofisico.
  4. Infezioni o eventi scatenanti (in alcuni casi) e disturbi del sonno che, a loro volta, alimentano dolore e stanchezza.

Importante: non si parla di “infiammazione classica” come nelle malattie autoimmuni, anche se possono esserci meccanismi di irritazione nervosa e mediatori che contribuiscono al quadro.

Come si arriva alla diagnosi (e perché spesso ci vuole tempo)

Non esiste un singolo esame del sangue o una risonanza che “certifichi” la fibromialgia. La diagnosi è soprattutto clinica: si valutano sintomi, durata, distribuzione del dolore e impatto su sonno e energia, escludendo altre condizioni con segni simili.

È anche il motivo per cui molte persone vivono un percorso lungo: i sintomi sono reali, ma non sempre immediatamente inquadrabili. Quando finalmente si dà un nome al problema, spesso arriva una doppia sensazione, sollievo perché non è “tutto nella testa”, e paura perché è cronico. Capire i meccanismi, però, è già un primo passo per gestirlo con più lucidità e meno colpa.

Redazione Tori Notizie

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