Allerta salsa di pomodoro: ecco quali marche è meglio non comprare al supermercato

C’è un momento, davanti allo scaffale delle passate, in cui ti senti al sicuro: vetro pulito, rosso brillante, ingredienti semplici. Eppure basta leggere un test indipendente per farsi venire quel dubbio sottile, quasi fastidioso, “ma cosa sto portando davvero a casa?”.

Cosa ha acceso l’attenzione nel 2025

Nel 2025 un test di Altroconsumo ha analizzato 24 campioni di passata di pomodoro. Il punto che ha fatto discutere non è stato trovare prodotti “avariati” o con muffe visibili, bensì rilevare residui di sostanze usate in agricoltura in 7 campioni. Un dettaglio importante, che va tenuto fermo fin dall’inizio: tutti i valori erano entro i limiti di legge.

Allora perché l’allerta? Perché alcune molecole, pur in tracce e a norma, sono considerate “delicate” dal punto di vista tossicologico o sono al centro di valutazioni e restrizioni. In pratica, non è la singola bottiglia a fare paura, è l’idea dell’esposizione ripetuta, sommata nel tempo e su più alimenti.

Quali sostanze sono state trovate e perché contano

I residui emersi nel test includono principi attivi associati a profili di rischio discussi in ambito scientifico e regolatorio. In particolare:

  • Dimetomorf: fungicida rilevato in più campioni. È una di quelle sostanze che finiscono spesso sotto la lente per possibili effetti su sistemi biologici sensibili, quando l’esposizione diventa cronica e cumulativa.
  • Spirotetramat: insetticida citato tra i potenziali interferenti endocrini in varie valutazioni, tema che di solito preoccupa perché riguarda la regolazione ormonale.
  • Difenoconazolo: fungicida spesso discusso per profili di pericolo e classificazioni prudenziali (in certe fonti viene riportato come sospetto su specifici endpoint).
  • Boscalid: altro fungicida, anch’esso citato nel dibattito sugli effetti endocrini.

Qui è utile una distinzione semplice: “entro i limiti” non significa “zero”, e “zero” non significa automaticamente “più sano” in assoluto. Significa però che, se vuoi ridurre l’esposizione, puoi farlo con scelte pratiche.

Nota che non parliamo di un difetto che puoi vedere a occhio, come una passata gonfia o maleodorante. Qui il tema sono pesticidi e gestione della filiera, non la freschezza percepita sul momento.

Perché succede anche quando il prodotto è “normale”

Le tracce possono dipendere da:

  • trattamenti agricoli e tempi di carenza,
  • contaminazioni ambientali,
  • miscele di lotti diversi,
  • gestione di raccolta, trasporto e stoccaggio.

E c’è un altro punto che spesso sfugge: il test fotografa lotti specifici. Non è una sentenza eterna su un marchio, ma una fotografia precisa in un momento preciso.

La check-list furba da usare al supermercato

Se vuoi scegliere con più consapevolezza, senza ansia e senza estremismi, questa è una mini routine che funziona davvero:

  1. Ingredienti corti: idealmente solo pomodoro (e al massimo sale). Se trovi aromi, zuccheri o addensanti, non è “sbagliato”, ma è un prodotto diverso.
  2. Origine del pomodoro: cerca l’indicazione chiara (per esempio “Italia”). È un indizio di tracciabilità e controlli.
  3. Lotto e stabilimento: devono essere leggibili. Sono fondamentali in caso di richiami e per capire che la filiera è ben documentata.
  4. Alterna marche e formati: ruotare riduce l’esposizione ripetuta alle stesse tracce, è una strategia semplice e spesso sottovalutata.
  5. Preferisci filiere certificate o biologico: non è una garanzia di “zero”, ma in genere punta a una gestione più restrittiva dei trattamenti.

Passata, polpa o concentrato: cambia qualcosa?

Sì, cambia eccome, soprattutto per come li usi.

Cosa scegliPerché può fare differenza
Passatapiù uniforme, ottima per sughi lunghi e base pizza
Polpapezzi visibili, utile se vuoi consistenza e cotture rapide
Concentratopiù “denso”, più comodo, ma è anche più concentrato in tutto, quindi usalo con moderazione e alternalo

Quindi: devo preoccuparmi o no?

Se consumi passata ogni tanto, e la tua dieta è varia, il rischio non si traduce automaticamente in un pericolo concreto. Il senso dell’allerta è un altro: spingerti a fare scelte più informate, pretendere trasparenza, e ridurre l’esposizione cumulativa con piccoli gesti.

La soluzione, in pratica, non è smettere di comprare salsa. È comprare meglio, ruotare, leggere l’etichetta e tenere d’occhio gli aggiornamenti dei test. Così lo scaffale torna a essere un alleato, non un rebus.

Redazione Tori Notizie

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