C’è un momento, guardando Affari Tuoi, in cui ti viene spontaneo pensarlo: “Ok, ma loro quanto ci guadagnano davvero?”. Non parlo solo di chi arriva al tavolo con il pacco, ma anche di quei volti che vedi ogni sera in studio, i pacchisti, sempre pronti a consegnare, commentare, sorridere, e a reggere la tensione insieme al concorrente.
Due ruoli, due “portafogli” molto diversi
Dentro il programma convivono due realtà economiche separate:
- Pacchisti: presenza continuativa, in studio, puntata dopo puntata.
- Concorrenti: protagonisti della singola partita, con un risultato che dipende dalle scelte e dalla fortuna.
Questa distinzione è fondamentale, perché confondere i due ruoli è il modo più veloce per perdersi tra cifre sparate a caso.
Quanto prendono davvero i pacchisti
La cifra che ricorre più spesso, quando si parla di compensi “da studio”, è un compenso fisso di 50 euro lordi a puntata. Sembra poco, e infatti il punto non è solo “quanto”, ma “come” viene erogato e cosa resta alla fine.
In molte testimonianze e ricostruzioni, quel compenso può essere convertito in gettoni, con due conseguenze pratiche:
- la tassazione e le trattenute riducono il lordo,
- la conversione (commissioni e differenze di cambio) può limare ulteriormente il netto.
Il risultato percepito da alcuni, al netto di tutto, può diventare sorprendentemente basso, in casi estremi “pochi euro” realmente disponibili. Non è una regola matematica identica per tutti, però è il motivo per cui quella cifra fa discutere.
E le cifre più alte, tipo 500 o 1.500 euro a puntata?
Qui entrano in gioco le fonti alternative, spesso basate su indiscrezioni o racconti non verificabili. Secondo queste versioni, il compenso medio potrebbe salire tra 500 e 1.500 euro per episodio, includendo eventuali componenti variabili o bonus legati a piccoli giochi collegati alla puntata (per esempio il meccanismo citato come “Gennarino”, con jackpot da 1.000 euro e picchi raccontati fino a 50.000 euro).
Come orientarsi senza impazzire? La bussola più affidabile resta il regolamento e ciò che viene formalizzato a livello produttivo, mentre le testimonianze individuali possono essere vere, parziali, datate, o riferite a periodi diversi. Anche perché le regole possono cambiare per esigenze di produzione.
Quanto guadagnano i concorrenti (spoiler, non esiste un fisso)
Per i concorrenti la storia è più semplice e più spietata: non c’è un compenso fisso. Il guadagno dipende esclusivamente dall’esito della partita.
Nel regolamento dell’edizione 2025-2026, i premi nei pacchi vanno da 0 euro a 300.000 euro. Quindi sì, teoricamente puoi uscire con niente. Oppure con una cifra enorme. Ma nella vita reale, con offerte, cambi e psicologia di studio, le cose tendono a concentrarsi su valori medi.
Le vincite realistiche: cosa succede più spesso
Le ricostruzioni più credibili parlano di una forchetta media, spesso vista come “normale”, tra:
- 10.000 e 30.000 euro (con molti casi intorno a 15.000-25.000 euro)
- picchi oltre 75.000-100.000 euro più rari
- minimi possibili: 1 euro, oppure zero se non si accetta un’offerta e si finisce male
Tasse e conversioni: il netto è tutta un’altra storia
La parte che molti sottovalutano è la differenza tra lordo e netto. Sulle vincite possono incidere:
- una tassazione indicativa tra 20% e 22%
- circa 5% legato alla conversione quando il premio passa attraverso gettoni o meccanismi equivalenti
Ecco un esempio concreto, utile per “sentire” i numeri:
| Vincita lorda | Stima trattenute (20-22%) | Stima conversione (5%) | Netto indicativo |
|---|---|---|---|
| 100.000 € | 20.000-22.000 € | 5.000 € | circa 73.000-75.000 € |
Non è una busta paga, è una vincita, quindi possono esistere dettagli operativi diversi, ma l’ordine di grandezza è quello.
Il dettaglio che cambia tutto: pacchisti oggi, concorrenti domani
C’è poi una cosa che rende il ruolo del pacchista più “appetibile” di quanto sembri: i pacchisti possono diventare concorrenti quando viene estratta la loro regione. In quel momento passano dall’essere presenza fissa a giocarsi l’intero montepremi.
E allora la “verità” sui guadagni si riassume così: da un lato un compenso, spesso contenuto e soggetto a trattenute, dall’altro una possibilità enorme ma incerta, dove il numero che conta davvero è quello che resta sul conto, non quello annunciato in studio.



