C’è un momento, tra un filare e l’altro, in cui ti sembra di fare la cosa più sensata del mondo: hai appena raccolto, hai le forbici in mano e pensi, “Già che ci sono, sistemo l’ulivo”. È proprio lì che si nasconde l’errore che in tanti commettono, spesso senza accorgersene, e che poi si paga in produzione.
L’errore che rovina il raccolto (e perché è così comune)
L’errore più diffuso nella potatura dell’ulivo è intervenire tra ottobre e dicembre, cioè mentre la pianta è ancora in piena fase produttiva o appena a ridosso della raccolta. Sembra un dettaglio di calendario, invece è un cambio di destino.
In quei mesi l’ulivo sta chiudendo il suo ciclo: gestisce frutti, sposta risorse, consolida le riserve e si prepara al riposo vegetativo. Tagliare in quel momento è un po’ come togliere benzina a un’auto mentre sta ancora andando, magari non si ferma subito, ma il motore ne risente.
Cosa succede davvero quando poti tra ottobre e dicembre
Quando fai un taglio “fuori tempo”, la pianta non lo vive come un semplice riordino estetico. Lo interpreta come un evento stressante e reagisce di conseguenza. Ecco i quattro effetti più tipici, quelli che poi spiegano perché il raccolto dell’anno dopo può calare:
- Riduci direttamente le olive: eliminando rami fruttiferi e gemme utili, tagli via potenziale produzione.
- Sbilanci la pianta: l’ulivo tende a rispondere con vegetazione di “difesa”, più legno e meno preparazione alla futura fioritura.
- Aumenti lo stress: proprio quando dovrebbe rallentare e accumulare energie, lo costringi a “riparare”.
- Esponi i tessuti al freddo: i tagli freschi soffrono umidità e sbalzi termici, e con le gelate il rischio aumenta.
Il risultato non è solo una questione di quantità. Spesso cambia anche la regolarità, con alternanza produttiva più marcata e piante che sembrano “capricciose” da un anno all’altro.
Il metodo giusto: la potatura secca invernale
La strategia più solida, quella che ho visto funzionare meglio perché rispetta i tempi della pianta, è la potatura secca invernale, cioè la principale potatura di mantenimento e produzione.
La regola semplice è questa: pota durante il riposo vegetativo, dopo la raccolta e prima della ripresa primaverile, evitando i periodi di gelo. In pratica, aspetti che la pianta sia davvero “ferma”, così il taglio non le ruba energie nel momento sbagliato.
Quando farla, in base al clima
Il calendario cambia molto con la zona, e qui conviene ragionare come farebbe la pianta, non come il calendario appeso in rimessa:
- Climi miti: spesso la finestra migliore è gennaio e febbraio.
- Nord Italia e aree fredde: meglio marzo e aprile, quando il rischio gelate si riduce.
Se hai dubbi, osserva: quando le notti sono ancora rigide e l’umidità resta alta per giorni, è quasi sempre più prudente aspettare.
Gli altri errori che sembrano “piccoli”, ma pesano
Una volta centrato il periodo, ci sono altre scelte che fanno la differenza tra un ulivo che produce bene e uno che entra in modalità sopravvivenza:
- Potatura troppo severa: oltre il 30% di chioma asportata, la pianta investe nel ricostruire, non nel fruttificare.
- Potatura troppo leggera: la chioma resta chiusa, entra poca luce e la fruttificazione scappa verso l’esterno.
- Svuotare troppo la chioma: l’ulivo ha bisogno di foglie per fare energia, senza foglie non c’è futuro.
- Lame sporche o spuntate: un taglio sfrangiato è un invito a funghi e infezioni, attrezzi affilati e puliti sono essenziali.
- Potare in estate o con gelate: aumenta lo stress e rende i tagli più vulnerabili.
Una regola pratica per non sbagliare più
Prima di tagliare, fermati un attimo e chiediti: “Sto aiutando la pianta a riposare o la sto costringendo a lavorare?”. Se la risposta è la seconda, rimanda.
La potatura giusta non è quella che “si fa quando c’è tempo”, ma quella che arriva quando l’ulivo è pronto. E quando rispetti questo, te ne accorgi dalla primavera: meno vegetazione confusa, più equilibrio, e una produzione che torna a essere una promessa credibile, non una scommessa.




